mercoledì 25 febbraio 2015

Quello che le donne non dicono.

Questo il racconto che verrà letto il 2 marzo a Imola.


LA PALESTRA

 
Sabato pomeriggio in palestra. Invece dello shopping e meglio delle pulizie di casa… . La mia amica Maria mi aveva convinto ad iscrivermi. Giusto per fare un po’ di movimento. Mi aveva detto. Ma perché andarci così tardi. E fare tutto di corsa perché la palestra stava per chiudere.

Era sempre stata lei a proporre, ad organizzare. Amiche da sempre anche per quello. Io quella tranquilla e pacata, a volte anche noiosa. Lei sempre in accelerazione sulla vita. Mi faceva comunque bene vederla adesso che ero anche sola.

andiamo in palestra, facciamo un po’ di moto che ci fa bene … e ci tira su l’umore”.

D’accordo sul moto, ma essere le più anziane presenti non mi alzava molto il morale.

Forse un tempo eravamo state desiderate e desiderabili ? 
E chi se lo ricorda più. Comunque quel tempo era passato, almeno per me.
Non fare la musona, dai un’occhiatina a quei bei ragazzi”
Ma dai, potrebbero essere nostri figli” ribattevo io, vergognandomi di averci comunque dato una sbirciata anche se solo per poter rispondere all’amica.
E poi il movimento fisico aumenta la produzione di endorfine” continuava sulla scia salutista Maria. Eravamo alla fine dei venti minuti di bicicletta e parlava, parlava, in continuazione. Non so come facesse. Tra la stanchezza e le sue parole il risultato fu di farmi estraniare. Di farmi perdere in una trance di flashback. Come quando… il ricordo dei tempi passati ritornava prepotente. Nel mio avere vent’anni c’era stato tutto e niente. Allora non c’erano queste palestre. Noi donne stavamo di più in casa. E davamo retta ai consigli della mamma.

Patrizia… Patrizia” sentii urlare Maria.
“… cosa c’è?” risposi con voce impastata, come se mi avesse appena svegliato.
ti eri distratta guardando i ragazzi eh ?” mi disse con lo stesso tono che avrebbe avuto scoprendomi con le dita nella marmellata.

mmm…” farfugliai qualcosa senza senso per perdere tempo, in effetti mi resi conto di essermi incantata a fissare i due ragazzi rimasti. Ridacchiavano tra loro guardandomi. Ritenevo che si stessero burlando di me.

Mi girai verso la mia amica “no, no, tutto questo movimento per farci apparire giovani … mi ha fatto ripensare a quando avevamo l’età di quei ragazzi. Mi ero incantata mentre pensavo alla nostra gioventù così diversa”

La sera non potevamo uscire, la messa alla domenica come unico momento di vera socializzazione con i nostri sguardi che si incrociavano con quelli dei ragazzi.”
e poi il prete che ci riprendeva dicendoci che le signorine non devono fare le vanesie!!!” urlò Maria
vanesie !!! Sta parola non la sentivo da quarant’anni, da dove l’hai tirata fuori Maria?”
Don Carlo mi ha cresciuto con le sue reprimende. A proposito ti ricordi di quel cappellano giovane e carino che ci mangiavamo con gli occhi ???”

certo, ricordo anche che andò via senza salutare, così, all’improvviso mentre avrebbe dovuto rimanere da noi …” non riuscii a proseguire. Un’improvvisa associazione mentale mi balenò in mente.

Guardai la mia amica. Eravamo ormai scese dalle biciclette e ci eravamo accomodate sudate ed ansimanti, sulla panca per gli addominali. Mi fissava senza dire nulla con quel suo fare furbetto che aveva sempre avuto, da gatto che si è appena mangiato il topo.

Non puoi aver fatto quello che penso che tu abbia fatto” dissi con poca convinzione.

Il cappellano con lo zio Vescovo, avviato alla carriera ecclesiastica, proprio lui. Il parroco ci sorprese nella sua camera. Non era ancora pronto a rinunciare alla carne. Anzi direi che gli piaceva proprio tanto…” rimarcò soddisfatta Maria.

ma … come hai potuto farlo, e non dirmelo mai tutti questi anni ?”
anche io avevo una cotta per quel ragazzo, ma non mi sarei permessa …, come hai potuto ? era quasi un prete !!!”
cara Patrizia, ti facevi troppi problemi allora come adesso. Io volevo godermi la giovinezza e me la sono goduta”
quel cappellano piaceva a tutte ma solo io sono andata in camera sua, voi avevate paura di quello che avrebbero detto mammina e la gente”
rimani vergine fino al matrimonio, concediti solo la prima notte di nozze, e solo per fare figli, ma quante ce ne dicevano allora ?”

Guardavo la mia amica e non la riconoscevo più mentre lei imperterrita andava avanti.

perché, mi sono sempre domandata, perché gli uomini potevano fare quello che volevano, mentre noi povere verginelle dovevamo aspettare il principe azzurro e lunghi e pallosi fidanzamenti mano nella mano ?”

Mentre ascoltavo il Maria pensiero, pensavo, inebetita, a tutti i problemi che mi ero fatta allora. Ero stata nel giusto ad aspettare, non cadere in tentazione o aveva fatto bene la mia amica a godersela ?

tu hai aspettato il principe azzurro e alla fine ti sei dovuta accontentare per non rimanere sola”
ma cosa dici” stava esagerando e non ne capivo il motivo, mi alzai per andarmene ma lei mi trattenne.
perché, non è vero? adesso dov’è il tuo uomo?”
Era un colpo basso, ma colpiva nel segno. Mi ero separata da una decina di anni scoprendo che andava a puttane, spendendo tutti i nostri soldi.
hai aspettato il tuo uomo ideale per scoprire che non lo era poi così tanto”

Non seppi ribattere. Sapeva che questo pensiero mi aveva accompagnato tutta la vita. Aspettare l’uomo ideale lasciando perdere storie prima e anche dopo al matrimonio. Tutto perché credevo che fosse giusto fare così. Non ne so neanche davvero il motivo. Forse solo perché mi era stato detto che si doveva fare in questo modo. Nonostante che mio marito non fosse mai a casa e ci provasse con tutte.

non fare quella faccia triste, la vita non è ancora finita…”
La guardai, aveva nuovamente il viso da gatto, ma stavolta prima di mangiarsi il topo.
tu pensavi che fossimo venute in palestra all’ora della chiusura per fare ginnastica…”

Mi sembrò di scorgere un gesto, lieve, con gli occhi, rivolto ai due ragazzi seduti all’altro lato della palestra.

Ma cosa pensavo, scacciai il concetto “cosa vuoi dire?” le chiesi mentre mi aumentavano i battiti del cuore ma non per la fatica.

hai mai fatto la sauna?” e stavolta fece davvero un esplicito richiamo con la mano verso i ragazzi, che infatti si mossero subito verso di noi.

si, ma che cosa vuoi dire, che cosa stai facendo?” mentre guardavo i due ragazzi palestrati che ci si avvicinavano.

Facevo finta di non capire quello che avevo inteso benissimo.
ancora non ci sei arrivata ?” disse infine Maria.
andiamo ragazzi, la mia amica è tanto che non fa una sauna e ne ha un gran bisogno …”.

domenica 18 gennaio 2015

Il nostro due agosto (nero) 44 racconti sulla strage di Bologna raccolti e curati da Luca Martini

Il mio contributo a "un libro in cui si raccontano le sensazioni, le paure, gli odori, le speranze di quei drammatici momenti. Un libro a più voci."

Il 2 agosto 1980 ero un ragazzino quindicenne.
Al mio paesello si stava svolgendo la festa dell'amicizia. La corrispondente festa dell'unità della democrazia cristiana.
Si stavano già sperimentando le comunioni di intenti. Infatti, nella settimana successiva, le medesime strutture sarebbero state prese in carico dai comunisti per la loro festa dell'unità (e non sparivano bambini !!!).
Aveva un senso costruire qualcosa assieme e usarlo quando necessario.
I miei genitori erano volontari a tempo pieno alla festa, mia madre in cucina, mio padre tuttofare.
Io dovevo dare una mano, che non davo, e quella mattina eravamo tutti nel piazzale intitolato a J.F. Kennedy, mentre si stava preparando tutto per il pranzo.
Già si sentivano i profumi della carne alla griglia e del ragù fresco.
Allora non c'erano internet né i cellulari e le notizie arrivavano con l'Edizione Straordinaria del telegiornale, il mitico tg1.

lunedì 27 ottobre 2014

domenica 28 settembre 2014

Turno di notte VI Edizione (2014)


Dall'incipit (in rosso) dovevamo continuare a scrivere un racconto compiuto in un massimo di 4500 battute.
Di seguito il mio racconto scritto nella notte del 6 settembre 2014.

Quando la vide dalla finestra, nell'appartamento soltanto al di là della strada ma così lontana, già con la borsetta in mano, troppo distante per raggiungerla prima che potesse uscire e sparire, non poté fare altro che fermarsi e stringere la pistola, a rischio di farsi partire un colpo in tasca.
Un errore. Un numero in più, o in meno.
Lo avevano mandato nella casa sbagliata.

Adesso doveva scappare. Scappare a perdifiato. Scappare lontano per non essere raggiunto.
Sapeva quel che sarebbe successo adesso.
Lui, Nick, sarebbe diventato la preda.
Le regole prevedevano questo.
Art. 3 del regolamento di “12 ORE”: “Nel caso la tua preda ti sfugga nelle dodici ore, ne prendi il posto per le prossime dodici ore”.
La ragazza era troppo lontana e ormai irraggiungibile e se non l'avesse freddata entro un quarto d'ora il suo tempo sarebbe scaduto.
Poi per altre dodici ore non ci sarebbe stato altro che fuggire, con qualcuno, che lo avrebbe braccato.
Il suo inamovibile bracciale al polso era ancora acceso sul verde, il colore del cacciatore.
Dopo sarebbe stato indicato seguito e monitorato da uno spettatore estratto (il navigatore) il cui unico scopo sarebbe stato quello di farlo uccidere e vincere il grosso premio conseguente.
Nick era arrivato quasi alla sua preda, un solo numero civico errato lo portava da una ricca vincita e conseguente fine del suo gioco, a rischiare tutto, compresa la sua vita.

La ragazza era ormai sparita, il tempo era concluso e nel bracciale il led acceso adesso era il rosso. Questo gli confermava che era diventato preda.
Adesso non esisteva altro che fuga e difesa.

giovedì 10 luglio 2014

a un affaccio, (ma non ha l'h...)

Segnalo la "perla di italiano" scritta nell'articolo di un giornale locale.
L'ho cerchiata in rosso come facevano (una volta) le maestre.
L'errore è sempre in agguato...ma in questo caso la maestra era in vacanza.


martedì 13 agosto 2013

PER "STUDIO APERTO" GLI SQUALI SONO MAMMIFERI...

Ci risiamo con gli strafalcioni da tg.
Dopo l'uva con l'alcol del 26 luglio 2013 al tg1.

Stavolta è stato il tg, che chiamarlo tg è un complimento (e oggi ne ho avuto la conferma), denominato Studio Aperto, quello di Italia 1.
Edizione delle 12:30 del 13 agosto 2013.


Video su un evento eccezionale.
In Florida uno squalo martello partorisce a riva perché uno strz decide di trascinarlo fin lì prendendolo dalla coda (ma lasciarlo andare...no ? ma questo è un altro capitolo).
Il servizio prosegue con i piccoli squaletti che nascono e sguazzano giù per il bagnasciuga verso il mare.
Non si riesce neanche a contarli questi piccoli nati, ci dice la voce femminile che commenta il video.
E qui dovevano chiudere. Era il solito servizio inutile, su youtube ne trovate a iosa di filmati strani, ma da Studio Aperto questo ci si aspetta.
E invece hanno deciso di darci delle notizie utili, del resto siamo in un tg e qualche informazione avranno pensato di fornircela.
La giornalista allora conclude con il piatto forte, commentando serafica, che questo MAMMIFERO (???) dà alla luce...
Uno scoop, se non fosse una emerita czzt.
Del resto anche i delfini sono mammiferi, e diciamolo (sic), assomigliano tanto, tanto.
Povera, la capisco, il pesce martello non espelle le uova e il fatto di partorire prole viva l'avrà decisamente fuorviata.
Informarsi, prima di andare in diretta nazionale, è una opzione che a Studio Aperto nessuno prende in considerazione.

Qui potete vedere il video con l'audio originale "martirizzato" da Studio Aperto.
Qui l'intero tg, la scena completa dal min 27 ma se volete sentire la chicca andate al min 28.



lunedì 29 luglio 2013

Turno di notte V Edizione - 2013

Beh, questa cosa è decisamente strana. Sono in fila alla cassa del cinema per fare il biglietto, quando d'un tratto mi si avvicina un tipo mai visto con la faccia più arrabbiata del mondo. E ringhia "Hai un bel coraggio a venire qui, Andrea!" "Eh?" dico io, mentre le altre persone in fila ci guardano perplesse. "Aspetta che Roberto scopra che sei qui, e poi vedrai" ruggisce il tipo, arrabbiatissimo. E poi scompare a passo svelto. Ora, ho due domande nella testa. Chi è Roberto? E, soprattutto, chi diavolo sarebbe Andrea? Io no di sicuro.

Da questo incipit dovevamo continuare a scrivere un racconto compiuto in un massimo di 4500 battute.
La particolarità di questo concorso letterario è di essere unico nel suo genere (per quanto ne so io, ne esisteva solo un altro simile fino a pochi anni fa che si chiamava "Scritto in una notte").



Per comodità copio e incollo :
 "I racconti dovranno essere sviluppati da un incipit appositamente scritto anche quest’anno da Gianluca Morozzi, che verrà comunicato verbalmente ai presenti alle ore 22:00 del 06/07/2013 e contemporaneamente diffuso in rete sul sito di riferimento del concorso www.officinewort.it. Gli elaborati dovranno essere consegnati o inviati a mezzo e-mail entro le ore 5:00 del 07/07/2013."

E continuo con il c/i :
"Chi vorrà essere fisicamente presente potrà trovarsi con gli altri partecipanti sabato 6 luglio 2013, alle ore 21:30 (ma se arrivate prima ci scappa una bottiglia di vino e qualche chiacchiera) presso l’Azienda Vitivinicola Gandolfi (Via Loreta Berlina 1/2 Dozza Imolese - Bo ) mentre tutti quelli che non riusciranno ad essere presenti di persona, potranno partecipare scrivendo in contemporanea dal luogo in cui si trovano."


E' un gran bel concorso anche per i premi in palio (12 bottiglie di ottimo vino dell'Azienda Vitivinicola Gandolfi) al primo e a seguire per gli altri premi simili.
L'atmosfera della scrittura collettiva fatta sul luogo è parte del divertimento, ma quest'anno non sono riuscito ad essere presente.

Sono tre anni che partecipo e questo è il risultato della fatica notturna di quest'anno (e non sono tra i vincitori ).
Con il tempo pubblicherò anche le altre partecipazioni...



Noto allora la presenza di una ragazza all'estremità opposta della sala biglietteria del piccolo cinema. Estrae una pistola e la punta verso di me. “Andrea !!!” e spara solo un attimo dopo che io mi sono buttato a terra. Il colpo è silenzioso e si conficca contro la parete alle mie spalle. La ragazza intanto si avvicina ma l'uomo che mi aveva aggredito poco prima le arriva alle spalle e le spara all'altezza del cuore, uccidendola sul colpo. L'uomo mi urla “Vattene”. Nel frattempo la mia ragazza, Monica, ritornata dalla toilette, assiste alla scena. Mentre una donna grida. Grida con tutto il fiato che ha in corpo : “Aiutooooooo, aiutooooooo”. “Ma che cosa sta succedendo Stefano ?” Mi chiede Monica.